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secondo diario di bordo crociera CASC Banca d'Italia 01.10.06

12.11.06

Alla ricerca dello Squalo MARCELLO Un giorno di qualche mese fa telefono ad un amico per proporgli non so quale iniziativa ludica e lui, appassionato subacqueo e fine diplomatico, non potendo e/o non volendo aderire alla mia proposta, prontamente replica: “A proposta si risponde con proposta: perché non vieni con noi alla ricerca dello Squalo Marcello? E’ una vera rarità, una delizia ecologica, una squisitezza faunistica! Un trofeo!” Detto e, sostanzialmente, fatto. I sensi di colpa per la collocazione della crociera, che sarà dall’1 all’8 ottobre, mentre tutti gli altri lavorano ed in piena ripresa post-feriale, non fanno altro che rendere più dolce e perciò più desiderato il “peccato”. Resisto a tutto, tranne che alle tentazioni, diceva quell’illustre intellettuale anglosassone di due secoli fa. E poi questo Squalo Marcello. Nessuno ha mai osato parlarne. Sui libri e sulle riviste specializzate nessun cenno. Silenzio assoluto di istruttori e divers, peggio di un segreto militare della massima riservatezza. La cosa è perciò interessante: lo Squalo Marcello è una consacrazione per pochi, una iniziazione per eletti ai più riposti segreti della subacquea … La prima battaglia è contro le trappole della sorte e l’ostilità del fato e degli umani: pratiche trabocchetto dell’ultimo minuto; impegni improvvisi ed improrogabili cascati tra capo e collo proprio in quei giorni; mogli, mariti, figli, parenti, amici invidiosi e quindi più o meno consapevolmente propensi al sabotaggio; insomma, tutta roba da schivare, con la massima agilità e concentrazione, per mantenere intatta la settimana aurea ... e finalmente si parte per il Mar Rosso, luogo predestinato per il mitico incontro, in una radiosa domenica di ottobre, mentre Schumacher straccia Alonso nella lontana Cina (e nessuno immagina che possa essere solo il prologo al disastro della domenica successiva) e la Roma spiana l’Empoli con un secco e perentorio tre a zero, che non ammette repliche. Nella notte di Hurgada non ci si crede: ma quel transatlantico è proprio il nostro? Con tutte quelle luci, quei legni lucidati, tre piani di cabine? Non è e non sarà ovviamente tutto oro quel che luccica, ma la prima impressione è buona. Si parte con il piede giusto. Ci si imbarca, ci si rilassa al bar e comincia così l’assunzione a grandi dosi di un liquido fresco e leggero, di un bel colorino grossomodo rosè, come una paillette di una ragazza pon pon della squadra di basket di Albuquerque nel New Maxico, liquido che dicono essere succo di ciliegia al sapore di fragola o viceversa, che intanto è lo stesso. All’evidenza, dà comunque alla testa più dello champagne, visto che tutti ne sono entusiasti, chi più chi meno, chi cercando di nascondere l’insana passione, chi fingendo indifferenza: sta di fatto che alla fine della settimana sarà l’unica bevanda di cui saranno esaurite le scorte, con conseguenti crisi di astinenza, attacchi di nervosismo e isterie varie. Inebriati dalla fragoliegia o dalla cili-égola che dir si voglia, si procede alla conquista delle cabine a coppiole, in parte già da tempo predisposte (spiccano già da subito teneri “piccioncini”, il cui delicato e discreto tubare accompagnerà tutta la vacanza), in parte formatesi al momento con criteri e grazia militari: tu qui, tu lì, tu là! Ma è giusto che sia così e, come si sa, funziona. Sonno ristoratore e la mattina: pronti? Via! Prima tappa al reef dei test. E qui comincia il traffico: benedetto Squalo Marcello, come ci hai ridotto! La guerra dei sei giorni (perché così si può definire, nonostante la casualità del richiamo geopolitico) si srotola in ripetute ed articolate battaglie, nell’ordine: a) con la muta, nelle diverse fasi della vestizione e della svestizione, che raggiunge il culmine quando si infilano la mano e la gamba mancina, con le onde a forza quattro e tutto intorno che si muove e si agita, il compagno che ti pesta i piedi, il gommone che ti aspetta ormai con il motore acceso e tu sei già in ritardo, magari ancora mezzo assonnato perché in cabina faceva un caldo bestiale; e la gamba non entra o, peggio, se entra, non scorre e si impicca nelle mille pieghe del tessuto che si formano apposta per crearti un disagio contro ogni legge della fisica e della sartoria; b) con i calzari, che non vogliono essere da meno rispetto alla muta e quindi resistono passivamente contro ogni tentativo di essere indossati in modo semplice ed indolore, ivi compresa la lampo laterale che non corre mai come dovrebbe e spesso ti artiglia un pizzicotto di pelle del malleolo, che per il dolore ti verrebbe voglia di tagliarti entrambe le gambe dal ginocchio in giù per poterti mettere le pinne direttamente sul moncherino; c) con i pesi, sempre ad un passo dal precipitare sul proprio mignolo (con le conseguenze di cui sopra) ovvero, peggio, sul mignolo del vicino, che se è una vicina magari le rovini anche lo smalto, che vezzosamente ha curato per settimane intere per attrarre più facilmente le attenzioni del pesce trombetta o della murena ridens; d) con la maschera, che ogni volta provi nuovi prodotti antiappannamento, spendendo cifre spropositate per scoprire inevitabilmente che non c’è nulla di meglio del tuo proprio e personale sputazzo (che è pure a gratis); e allora la combriccola si trasforma improvvisamente in una accolita di sbandati catarrosi e tubercolotici e il transatlantico in un lazzaretto di boccaccesca e manzoniana memoria, che tutti i lustrini e le paillettes di cui si è detto svaniscono in un lontano e ormai vago ricordo … e) con il computer, una vera e propria condanna capitale! C’è sempre qualcosa di sbagliato nella impostazione del programma, qualche calcolo da fare e rifare e che ogni volta dà invariabilmente un risultato diverso, fino che ti arrendi e capisci che la matematica E’ una opinione, che Pitagora era un burlone creativo e che gli Arabi con le loro geometrie ci hanno solo che preso in giro. Convinti che tutto debba essere sc… sc… sc… scientifico (come diceva Gasmann, zagaiando, ne L’audace colpo dei soliti ignoti), i subacquei passano ore e ore a calcolare traiettorie, volumi, minutaggi, profondità, compensazioni, compressioni e decompressioni, miscele, percentuali, “discese ardite” e relative “risalite”, per poi incagliarsi sulla domanda epocale “Come può uno scoglio arginare il mare …” e rifugiarsi sfiniti nella consolante risposta “… anche se lo vuole, non ce la può fare …”. Meno male che, ad un certo punto, implacabile viene l’ora di scendere in acqua o di andare a letto e si evitano così suicidi di massa, per spiaggiamento come le balene ed i delfini, da consunzione per eccesso di chiacchere matematico/ informatiche. E poi la guerra con le pinne (che si impuntano da tutte le parti), con il giubbotto (che sbagli sempre il braccio ad infilarlo), con i profondimetri ed i manometri (che non sai mai quale è la posizione più comoda e pencolano da tutte le parti, trasformandoti in una sorta di madonna di Pompei), con gli erogatori (che sfiatano sempre nel momento meno opportuno o che restano apposta in silenzio senza darti nessun segnale di allarme sino a che ti sei buttato in acqua ed allora ti rendi conto che la bombola è chiusa e non sei più in tempo per aprirla, perché ormai tutti i tuoi compagni stanno felicemente scendendo verso il punto di raggruppamento sul reef, ovviamente specificamente diverso per ciascuno di loro con gli effetti [risibili] che si possono immaginare, ma questo è un altro discorso), con lucette ed apparati di ogni genere per misurare le cose più strane (dall’umore del pesce pagliaccio alla densità del muco in cui si avvolge di notte il pesce pappagallo per sfuggire ai predatori) e via dicendo, chi più ne ha, più ne metta. * * * * * Col tuffo nel blu arriva però e finalmente la pace. Fatti i test, che ovviamente servono solo a dare parametri che immediatamente si riveleranno sbagliati, la mattina del secondo giorno comincia la caccia. Il posto è uno scoglio in mezzo al mare, lontano da dio e dagli uomini, isole (femminile) che, stranamente, si chiamano “Brothers” e non già “Sisters”. Ma è il fondo quello che interessa. Mare medio, un po’ andante, quindi grosso per noi delicatini, abi¬tuati al massimo alle indette della piscina o poco più. Onde non esagerate, ma nervosette, da mare aperto. Il pilota del gommone ci dà dentro con l’acceleratore e ogni tanto i mille chili di divers, bombole, attrezzature e ammennicoli vari rimbalzano sul salsicciotto per ricadere immediatamente sul duro, con strepiti, grida, gesti sconnessi, imprecazioni. Arrivati sul posto dell’immersione è peggio che la finale dei 100 metri alle olimpiadi: 3, 2, 1 e giù tutti insieme a testa bassa per sprofondare al più presto nell’abisso, con le cinture pesanti 150 kili perché la guida ha ripetuto mille volte che bisogna essere negativi, che non bisogna avere esitazioni, che non c’è tempo per ragionare sennò la corrente ti porta subito in Arabia Saudita a fare la fine dell’eunuco nell’harem del primo pascià che ti incontra. Il bleu oltremare affascina e compensa di ogni fatica e sacrificio: lo godi mentre scendi a testa in giù, parallelo ai raggi del sole che sembrano non finire mai, nella limpida e cristallina chiarezza dell’acqua ormai amica, nel silenzio dell’immensità dell’abisso (ributtante melassa romantica da eccesso di agitazione e di azoto). E dello Squalo Marcello? Ovviamente nemmeno l’ombra. Eppure la guida aveva detto … gli amici che erano stati qui in estate raccontavano che … le note scaricate da Internet parlavano di un posto dove …. milioni di squali avrebbero dovuto attenderci in religioso silenzio. E invece niente. Niente di niente. I più fortunati incontrano subito una manta sul relitto dell’Aida (il solito spiritoso, amante della lirica, annota che mai nave poteva avere un nome più adatto al sito dove naufragare, ad un paio di tiri di schioppo dalle piramidi e da Luxor). Tutti gli altri, che non fanno in tempo a vederla (la manta, ovviamente), si roderanno in silenzio dall’invidia per l’intera vacanza. Durerà in eterno, perché lasciarsi sfuggire una preda è un’onta che non potrà mai essere del tutto lavata, anche se dovessi fare la fine di Geppetto, ospite per settimane intere del ventre della balena. Tutti fanno i signori, si complimentano con i fortunati, che bello! Che bravi! (Che culo! è il vero pensiero di tutti), ma se dovesse domani capitare a te, la fortuna diventerà esperienza, capacità, abilità, astuzia.Si ripiega comunque sul relitto e sul reef, accontentandosi di barracuda, napoleoni, squali di altre specie, murene, cernie, carangidi, gorgonie grandi come ventagli per dinosauri e così via. E qui scatta l’altra grande follia del subacqueo: la fotografia. Milioni di euro buttati al vento per portare a casa la foto di un pesce pappagallo che mangia il reef e lo restituisce in polvere; o di un pesce pagliaccio che si agita nevroticamente dentro la sua attinia, sfuggendo di continuo alla messa a fuoco; o di un pesce trombetta che non si capisce mai il verso di come farlo stare nella foto perché ne tagli sempre un pezzo. Traffici inauditi di obiettivi, pile, caricatori. Discussioni intermina¬bili su flash, esposizioni, messe a fuoco. Poi, finalmente in acqua, ore ed ore per cercare l’inquadratura giusta (col consumo dell’aria che sale vertiginosamente alle stelle e la strategia di coppia col compagno che va a farsi benedire), secoli per puntare l’obiettivo sul muso del pesce non ancora lesso che ti guarda con aria interrogativa “Ma che ci fanno questi qui?”, millenni per mettere esattamente a fuoco, perché se è a posto la pinna destra non va bene la caudale, poi va bene la ventrale, ma si perde la dorsale e cosi via. Finalmente è il momento di scattare. Tutto è a posto (led, indicatori, segnalatori, levette, pulsanti) e in quell’attimo di eterno che l’impulso impiega per passare dal cervello al dito indice, incaricato dell’esecuzione capitale, accade di tutto: - il compagno, eccitato anche lui dall’inquadratura che se tu l’hai trovata buona, lui non se la può certo perdere o più semplicemente vagolante nei dintorni obbediente al principio di coppia, ti sferra una pinnata sulla maschera, mandando a monte in un pico-secondo l’intera architet¬tura così faticosamente montata; - ovvero, magicamente, compaiono le bollicine di quello che sta un pò più sotto e la foto così attentamente preparata si trasforma - se va bene - nel ritratto di una coppa di champagne; - tu, magari, trattieni troppo il respiro e ti alzi leggermente o ti rilassi un istante e ti affondi; piccoli spostamenti di quota con i quali il tuo bel primo piano si trasforma in uno sguincio della coda del pesce, in un tronco senza testa, nel ritratto di una branchia; - oppure il pesce si è rotto le scatole di stare lì a fare il modello ed allora, magari con aria scocciata, senza preavviso e senza una parola (“muto come un pesce” si diceva una volta), scrollando metaforicamente le spalle, ti gira le medesime e se ne va per fatti suoi, lasciandoti con un palmo di naso, te ed i milioni di euro della tua macchina fotografica, ad imprecare in tutte le lingue che conosci ed anche in quelle che non conosci contro i santi, gli dei, i cherubini, i serafini, i troni e le dominazioni Meno male che una mattina, in virtù del principio se non è Mao¬metto che va alla montagna, sarà la montagna ad andare da Maometto (o viceversa), sotto la barca e in pieno giorno compare lo Squalo preferito dalle signore e cioè lo squalo Longimanus: eccitazione sulle murate, saliscendi isterico su e giù per le scalette, frenesia di scatti, mentre quello imperterrito gira un po’ attorno allo scafo (come un moscone attorno al sacco della spazzatura), cercando solo un po’ da mangiare e rassegnandosi con difficoltà al fatto che il profumo che sente è quello del riso al curry e della verdura fritta all’egiziana, dieta già difficile per gli umani e praticamente impossibile per i pesci, soprattutto se … pescivori. Le immersioni si susseguono a ritmi vertiginosi: tre- quattro al giorno a marce forzate. Sveglia, caffè, campana del briefing, immersione, rientro, campana della colazione, pennica. Campana del briefing, immersione, rientro, campana del pranzo, pennica. Campana del briefing, immersione, rientro, campana della merenda, pennica. Campana del briefing, immersione notturna, rientro, campana della cena, sonno ristoratore. Si susseguono le isole: le due “Brothers”, Dedalus, Elphinstone. Scogli sui quali a stento ci sta il faro, ma quel che conta è il reef. Solo sulla Brother maggiore c’è qualcuno e cioè tre o quattro militari in ciabatte, eccitatissimi dalla presenza dei turisti ai quali rifilano sistematicamente la t-shirt con il disegnetto a prezzi esorbitanti, ma è giusto anche dare un contributo a loro e portare a casa un piccolo ricordo. Ogni tanto qualche traversata, con corredo di turbolenze gastroenteriche. Persone serissime imbottite di medicinali peggio di un ciclista gregario al Giro, con facce terree, occhiaie scavate e grigie, lo scatto felino verso la murata prima che accada l’irreparabile sul pavimento di preziosissimo tek o nella collottola del vicino. Ogni tanto qualcuno che legge o che sente musica. Qualche siparietto del solito intrattenitore. Il resto è riempito di chiacchere sulle imersioni fatte e da fare, sugli attrezzi, sulle foto. Lo spettacolo della tartaruga che mangia il corallo molle come fosse insalata; lo squalo pinna bianca che si vede e non si vede; migliaia di lion fishes di ogni genere, sfumatura e dimensioni. La macchina da guerra è ormai al massimo. L’ufficio è un lontano ricordo. Il telefono tace perché non siamo “coperti”. La vacanza passa in un attimo e sembra nel contempo non finire mai. L’equipaggio ci sostiene: monta, smonta; carica, scarica; miscela, sgasa; ossigeno, azoto; attracca, stracca; cucina, prepara, sistema, riordina, rabbocca. Con santa pazienza, discrezione, efficienza e vabbè se ogni tanto qualcosa si inceppa, sennò sarebbe tutto troppo perfetto. Fino a che tutto finisce: una lunga nuotata sottocosta, con solo il costume, che è pure fin troppo, regala un senso di leggerezza e di libertà, il mare che scivola sulla pelle, i raggi del sole che colorano di cristallo la piccola onda che fai fendendo la superficie con la testa, il sapore dell’acqua che è il marchio del mare, ogni volta diverso, in questo caso più dolce (nonostante la salinità) e rotonda e accogliente (alle Maldive era più insapore; alle Seychelles più nervosa; a Portovenere più dura; a Sabaudia più tenera e materna; in Islanda più fredda, cristallina e tentatrice). Compare poi all’improvviso il porticciolo turistico ancora in costruzione, dove la barca ha la sua nuova base e sarà preparata per la nuova comitiva in arrivo dopo che noi ce ne saremo andati. L’addio alla marina è su un pulmann con l’aria condizionata a mille ed un autista che corre come Schumacher nei momenti di massimo splendore, credendosi alla guida di una moto da corsa, con tanto di improperi e gestacci alle macchine che non si levano immediatamente di torno occupando indebitamente la corsia di sorpasso. L’albergo ad Hurgada per l’ultima notte consuma la pausa volo e la domenica in un attimo si sorvolano, nella loro spettacolarità, Suez, Il Cairo ed Alessandria, le isole greche, la Puglia, Napoli, Ischia, Ventotene, Roma, Fiumicino e poi di corsa a casa, già presi di nuovo nelle cose di tutti i giorni. E lo Squalo Marcello? Una semplice chimera. Un sogno. Una utopia. La più ovvia conseguenza dello scambio di una consonante esplosiva dentale sorda (la T) con una più banale palatale (la C), risalente alla terza lettera dell’alfabeto greco, di liceale memoria. Insomma, un fortunato equivoco, l’ennesima scusa per una bella vacanza. Ed anche questo è diving. Di Andrea Zanello

hr

Diario Di Bordo Crociera CASC Banca D'Italia 01.10.06

12.11.06

Mar Rosso: emozioni di una crociera L’appuntamento è all’aeroporto di Fiumicino, Terminal C, banco dell’agenzia di viaggi. La voglia di partire è grande per tutti tanto che, arrivando con cinque minuti di anticipo sull’orario fissato, sono l’ultima!!! Il clima del gruppo è positivo da subito: siamo all’inizio di una vacanza che promette davvero bene per, fondali, pesce, temperature miti, sole e bel tempo…. Dopo un volo piacevole e neanche troppo lungo – solo 3 ore e mezzo – è veloce anche il recupero dei bagagli (meno male, ci sono tutti!), poi un pulmino ci accompagna al M/Y Princess Zeinab. Arrivati al porto, ci colpisce un’imbarcazione più grande, più bella, più illuminata delle altre: “Ma sarà la nostra?”; “Speriamo”; “No, è troppo bella, figurati se è quella!”. Poi l’urlo: “E’ proprio la nostra”; “Guarda quanto è grande!”; “E’ tutta rivestita in tek!”. Sì, siamo proprio contenti, e la vacanza in pratica non è ancora cominciata. Saliamo a bordo, l’equipaggio comincia a coccolarci da subito occupandosi dei nostri bagaglioni (pensate alle dimensioni ma soprattutto al peso dei borsoni sub!). La guida ci dà il benvenuto con un cocktail e qualche informazione di rito. Poi arriva la cena, si chiacchiera e si scherza fra noi, ci si comincia a conoscere, qualcuno fuma una sigaretta sul sundeck. La prima serata è già finita, ma siamo stanchi del viaggio, andiamo a riposare presto, ci aspetta una settimana impegnativa: la crociera toccherà le isole Brothers, Dedalus e Elphistone, con tre immersioni al giorno. Anche se il viaggio è per sub con una certa esperienza, nella prima giornata non si può prescindere da una “check dive” per (ri)prendere confidenza con l’attrezzatura e soprattutto per tarare bene la pesata. Ci fermiamo in un reef che ci regala belle presenze: barracuda, pesci napoleone, pesci coccodrillo, pesci palla e pesci istrice, lionfish e tanta vita sessile coloratissima. Sì, è il Mar Rosso, riconosco l’acqua trasparente e tiepida, forme di vita e colori probabilmente unici nel loro genere. La notte seguente si passa in navigazione, stiano andando alle famose isole Brothers! Mi sveglio presto quella mattina, voglio guardare le manovre del capitano e del suo equipaggio per ormeggiare. Che spettacolo il balletto di uomini sui gommoni e il gioco di cime colorate che vengono fissate ai corpi morti o alle altre imbarcazioni già presenti (in un parco marino non si getta l’ancora, i fondali vanno preservati). Lo scenario intorno è bellissimo, quasi irreale: siamo in mare aperto, dal fondale emergono – a distanza di circa un miglio l’uno dall’altro – due scogli “fratelli”. Su quello Big, che per oggi sarà il nostro approdo, c’è un faro presidiato da militari: nel pomeriggio scenderemo anche a visitarlo, portando a casa le magliette ricordo vendute dai padroni di casa. Oggi iniziamo con le immersioni “toste”! La prima prevede un giro sul relitto dell’Aida e poi una passeggiata lungo il reef. La guida ci fa un briefing piuttosto dettagliato mettendo in evidenza cosa caratterizza questi posti: qui c’è sempre mare e corrente, che improvvisamente può mutare e costringere a un’immersione completamente diversa da quella pianificata. E’ necessario che ognuno di noi abbia un pallone sparabile (per il resto della settimana lo chiameremo, emulando la guida, “il cazzillo”) per essere recuperati velocemente in caso di problemi. OK, tutti pronti saliamo sui gommoni e, dopo qualche minuto…...uno, due, tre, giù……… Ecco che di colpo riappare quella magica atmosfera che caratterizza le immersioni, torna quel silenzio rotto solo dal rumore dei respiri nell’erogatore……ma all’improvviso….cosa vedo! E come faccio a chiamare gli altri, tutti qualche metro sotto di me? OK, grido nell’erogatore, il mio compagno si gira e parte il tam tam per avvertire gli altri: è una manta, uno degli incontri più belli che, a mio avviso, un sub può fare. Com’è maestosa, che eleganza i suoi movimenti lenti e fluidi!!! Il relitto che dovremmo visitare perde di colpo importanza, la manta ci ha stregato tutti. Proseguiamo lungo il reef, una forte corrente fa sì che sia una “in drift” in cui, senza quasi pinneggiare, si scorre in parete godendosi tutta la vita circostante. Risaliti a bordo ci aspetta una ricca colazione, un po’ di riposo, sole e chiacchiere in allegria e dopo un po’ si ricomincia: altro briefing, stavolta si va a esplorare l’altro versante del reef. Ancora tanta bella vita: carangidi, pesce di barriera, alcionari e tanto tanto altro. Le giornate scorrono con questi ritmi: immersione, spuntino, sole e riposo, altra immersione e così via. La mattina seguente si ormeggia sulla Small Brother, c’è un mare che la guida reputa meno che normale per quel posto, ma a me sembra tremendo, il mal di mare ha il sopravvento e devo rinunciare alle immersioni mattutine, proprio non ce la faccio. Gli altri però tornano contenti, a dispetto delle condizioni di superficie giù non c’era corrente e si sono goduti le immersioni fra gorgonie giganti, qualcuno gioca anche con un grosso pesce napoleone sotto la barca. Nel frattempo il gruppo si è ben amalgamato, i momenti comuni di relax sono davvero piacevoli, c’è chi è particolarmente bravo a raccontare barzellette, tutti contribuiscono a rendere il clima sereno e allegro. Altra notte di navigazione verso Dedalus, per fortuna il mare è calmo e la traversata scorre liscia. E’ un altro bel reef in mezzo al mare, con un altro faro. Durante le immersioni in parete gli incontri si arricchiscono di grandi murene, poi arriva una tartaruga intenta a divorare grossi rami di alcionari viola. E’ simpatica e socievole, tanto che accetta senza problemi di mangiare uno di questi rami che aveva “abbattuto” a morsi dalle mani di uno di noi. Gioia allo stato puro! Altra notte, altra traversata: destinazione Elphistone, stavolta si balla parecchio! Questo reef è famoso per gli squali martello, le ultime due mattine ci immergiamo all’alba con tuffi nel blu fino a quasi 50 metri: purtroppo non abbiamo fortuna nell’incontrarli, però il reef è comunque fantastico. Ma la vera sorpresa ci aspetta sotto la barca: un bell’esemplare di longimanus ci fa compagnia alla fine dell’immersione e si lascia immortalare da vicino. E’ allo stesso tempo affascinante e inquietante, sempre in compagnia di un piccolo sciame di pesci pulitori che si muovono con lui in perfetta sincronia. Poi diventa nervoso, ma per fortuna siamo già risaliti a bordo..……... Senza quasi accorgercene la settimana volge al termine: nella giornata di no fly c’è spazio per un po’ di snorkeling, poi si scende a terra e un pulmino ci riporta a Hurgada, passando fra cittadine del luogo, il blu del mare e la sabbia del deserto. E’ ora di un bilancio, ed è senz’altro positivo dal punto di vista diving. Ma un pensiero particolare va al bel gruppo che ho avuto la fortuna di conoscere e con il quale ho condiviso una settimana da ricordare: allegria e cordialità hanno contraddistinto il comportamento di ognuno, senza esclusione alcuna. Bravi, ragazzi, e…. alla prossima. Evelina Cammeresi

hr

Crociera Zabargad S. Jhon's Rocky...UN SUCCESSO

29 agosto 2006

RIECCOCI QUI.... PIU' IN FORMA CHE MAI... CERTO UN VIAGGIO ABBASTANZA COMPLICATO.... MA TORNATI DA UNA SPLENDIDA CROCIERA... ANZI SENZA DUBBIO DALLA CROCIERA PER ECCELLENZA..... IN EFFETTI RARAMENTE SI PUO' NUOTARE CON I DELFINI OGNI GIORNO... TOCCARLI... POTER SENTIRE IL LORO CANTO... VEDERLI OGNI SACROSANTO GIORNO NAVIGARE SOTTO LA PRUA DELLA BARCA... SALTANDO CON I PICCOLI... STARE IN MEZZO A SQUALI MARTELLO.... MONTARE L'ATTREZZATURA UNA VOLTA PER POI SMONTARLA SOLO AL RIENTRO IN PORTO A FINE SETTIMANA... VEDERE NASCERE LE TARTARUGHE SU UN ISOLA DESERTA... ACCENDERE UN FALO IN MEZZO AL MAR ROSSO SENZA ANIMA VIVA NEL RAGGIO DI KM E KM..... MANGIARE COME NABABBI.... FARE LE IMMERSIONI IN UNA TEMPERATURA CHE VARIA DAI 29 AI 34 GRADI.... IMMERGERSI SENZA MUTA.... NON AVERE LIMITI DI PROFONDITA!!!!! :-))))))))))) ALMENO PER I POCHI ELETTI...... UN CALOROSO GRAZIE VA QUINDI A TUTTI COLORO CHE HANNO PARTECIPATO MA SOPRATTUTTO A COLORO CHE VEDENDO TUTTO QUESTO SONO RIUSCITI AD APPREZZARLO.. AD AMMIRARLO... A RISPETTARLO.. AD AMARLO... GRAZIE A TUTTI QUEGLI OCCHI INCREDULI CHE IN SILENZIO OSSERVAVANO TUTTO QUEL PARADISO CHE GLI SI STAVA PRESENTANDO DI FRONTE.... UN GRAZIE A TUTTI COLORO CHE VENIVANO DAL SOTTOSCRITTO E CHE GIA' AL SECONDO GIORNO MI DICEVANO.. MA DOVE MI HAI PORTATO???? BEH.. COSI CREDO CHE IL GRAZIE SIA ARRIVATO A TUTTI... O QUASI!!! UN GRAZIE VA IN PARTICOLAR MODO ALLA RED SEA ADVENTURES CHE CONSIGLIO A CHIUNQUE VOLESSE PASSARE UNA SETTIMANA VIVENDO IL MAR ROSSO ALL ENNESIMA POTENZA.... E QUINDI AL MITICO STEVE CHE CI HA PERMESSO DI USARE LO "SPROFONDIMETRO" .. A "WIRELESS"... ALLA CHECK CURRENT MARTINA.... ALL EQUIPAGGIO A BORDO CON NOI..... E A TUTTA L'ORGANIZZAZIONE A TERRA... ELISA... CLELIA... WALEED... PER LA LORO PROFESSIONALITA' E PER IL LORO SERVIZIO. MA SI....... MA ALLORA ELENCHIAMOLI TUTTI...... PER NOME E SOPRANNOME..... SO CHE ASPETTAVANO QUESTO MOMENTO..... MARCO ARMILLOTTA... SOPRANNOMINATO ORMAI A FUROR DI POPOLO "GIG ROBOT" PER LA SUA IDRODINAMICA NON IMPECCABILE.... A MISS "CHI ME C'HA PORTATO FINO QUAGGIU'!!!(GUARDANDO IL PROFONDIMETRO)" FRANCESCA MARRACINO DETTA ANCHE STRETCHING WOMAN... AL DOTTOR KILDER GIANLUCA SERAFINI CHE NON HA STACCATO DAL SUO LAVORO NEANCHE IN BARCA MONITORANDO IL POLSO DELLA PIPPA DEGLI SCACCHI PER ECCELLENZA STEFANIA EMILI.. BASTONATA PIU' VOLTE DAL SUO BOY.. IL SIGNOR MACCHINA DI POLISTIROLO DANIELE GUIDI PIU' VOLTE RIPRESO PERCHE TROVATO AD ARARE IL FONDALE CON LA PALA IN CERCA DEL SUO TOP OF THE DIVE.... LA DONNA SNORKEL MONIA VISCI CHE AL SUO PRIMO BATTESIMO MI DICEVA CON LA MANINA INDICANDO IL FONDO: VOGLIO ARRIVARE LI!!!! PICCOLO PARTICOLARE.. IL SUO LI ERANO 50 MT..... E AD IL SUO COMPAGNO DI SNORKELATA GIORNALIERA MARCO DETTO ANCHE L'UOMO PORT CROSS.. DOPO AVER SFOGGIATO PER CIRCA 5 MINUTI INCONSAPEVOLMENTE IL COSTUME AL CONTRARIO.... LA ORMAI PICCOLA GRANDE SUBACQUEA GRAZIA PORTALE... ARRIVATA A ZABARGAD PRINCIPIANTE E TIMOROSA... RITORNATA AL PORTO CON IL NOME DI UMBERTA PELLIZARI.... LA DELFINA ASTRID HELLER.... DOPO DUE ORE E MEZZO DI BAGNO CON I DELFINI ERA RIUSCITA AD AVERE ANCHE IL LORO NUMERO DI TELEFONO MA DI USCIRE FUORI NON NE VOLEVA SAPERE.... AL MIO DOLCE AMICO ORMAI QUASI INSTRUCTOR.. DANIELE LA BELLA... MA PER LUI DEVO COLLAUDARE UN SOPRANNOME NUOVO... UHMMMM.. SI SI.... LA MANTA DI TORREVECCHIA.... MI PIACE.... E A RECCHIA DE GOMMA EMILIANO MIULLI DIROTTATO VERSO LA PESCA D'ALTURA... PER UN FORO AD UN TIMPANO DOPO IL PRIMO GIORNO... MA CHE NONOSTANTE TUTTO E' RIUSCITO A MANTENERSI SEMPRE DI BUON UMORE AL CONTRARIO DELLA SUA CONSORTE ALESSANDRA CIARAMAGLIA..ALLA QUALE LA VITA DA BARCA PURTROPPO NON E' ANDATA GRANCHE' A GENIO... VORRA DIRE CHE LA SEAJUMPER IL PROSSIMO VIAGGIO LO FARA' A COURMAYEUR!?!?!? SI SCHERZA OVVIAMENTE..... UN GRAZIE VA ANCHE A ME.. E SI... ME LO DO DA SOLO.... CHE MI SONO DIVERTITO COME UNA BESTIA ASSIEME ALLA MIA COMPAGNA "SIRINGA FACILE" ESMERALDA E A VOI TUTTI...CHE PER LA PRIMA VOLTA SONO RIUSCITO AD ESSERE UN SEMPLICE PASSEGGERO MA SENZA MAI DIMENTICARMI DI TUTTI VOI AL MOMENTO DEL BISOGNO... VISTO CHE SIETE TORNATI TUTTI A CASA SANI E SALVI NONOSTANTE LE PERIPEZIE DEL VIAGGIO.

hr

I sub commentano.....................

4 Maggio 2006

L’Associazione Subacquea Nautilus di Foligno cerca e trova il contatto assoluto con il mare grazie alla .....Pricipessa Zeinab.
Sembra una favola tratta dalle “Mille e una notte” ed è proprio così! Anche quest’anno, come ormai succede da tempo, per le vacanze di Pasqua abbiamo scelto di effettuare un viaggio-studio all’estero al fine di approfondire le nostre conoscenze sul mare e sui suoi abitanti ed abbiamo incontrato... la Princess Zeinab, uno splendido yacth di 32 metri che naviga fra le onde del Mar Rosso.
L’impatto con la “Principessa” è veramente mozzafiato: si arriva a Port Galeb circondati dal blu del mare e dall’azzurro del cielo ed ecco apparire le maestose paratie bianche di questa nave meravigliosa e subito nasce un’atmosfera magica e surreale.
Non vediamo l’ora di approfondire la conoscenza con questa “Signora” del mare ed eccoci passeggiare sui tre ponti attrezzati come solarium, godere della comodità delle splendide cabine fornite di tutti i confort e soggiornare nella spaziosa sala da pranzo; l’ambiente è famigliare e l’intero equipaggio si prodiga al massimo per soddisfare tutte le esigenze di noi ospiti con gentilezza e disponibilità.
Già pregustiamo le splendide immersioni nelle acque del Mar Rosso e non vediamo l’ora di iniziare il viaggio da favola verso Saint Johns’.
Raggiungere l’arcipelago sommerso che è la nostra meta è un po’ faticoso dato il mare sempre increspato dal vento, ma ne vale la pena ed appena si scende in acqua sembra di entrare in un acquario: il mare è ancora incontaminato e ricco di vita e colori.
Ogni immersione è un’esperienza esaltante e, sotto il controllo delle guide in forza alla Princess Zeinab ed agli assistenti di bordo, anche le più impegnative sembrano delle passeggiate.
Ci possiamo quindi, dedicare totalmente al contatto con la natura che ci riserva degli incontri emozionanti: pesci napoleoni enormi che si avvicinano curiosi, pesci palla dal muso “tenerissimo”, pesci angelo e farfalla che danzano aggraziati in coppia e pesci pappagallo che “beccano” i coralli multicolori.
Non mancano i branchi di pesci pelagici che nuotano in gruppi serrati e gruppi di barracuda che, come siluri argentati, sfrecciano lontani nel blu.
Le grotte sommerse ci riservano emozioni in quantità con il sole che si insinua fra le rocce ed i coralli creando dei giochi di luce indescrivibili: questo è il regno delle anemoni con gli aggresisivi pesci pagliaccio, dei cavallucci marini e dei trigoni maculati che nascondono sotto la sabbia la loro livrea maculata verde-azzurra.
Quando scende la sera l’atmosfera diventa surreale ed il mare si popola delle creature che cacciano di notte: ecco apparire i temibili lion fishes che seguono la luce delle nostre torce per farsi scorpacciate di piccoli pesci e gamberetti, nudibranchi multicolori, ballerine spagnole di un rosso acceso e... un’enorme murena fuori tana che, disturbata dalle nostre luci, ci ha mostrato la sua aggressività!!!
I giorni della crociera scorrono veloci fra immersioni, pranzi e cene luculliani, scherzi e buonumore, ma ci resta un po’ di amaro in bocca perchè abbiamo avvistato gli squali solo da lontano.
Il ritorno è triste e solo i delfini riescono ad allietare il dispiacere per una splendida vacanza che sta per finire...ma mancano ancora le immersioni ad Elphinstone! Questa è una località famosa per le correnti e la ricchezza della sua fauna, in particolare di grandi dimensioni e tutti noi speriamo in qualche incontro “particolare”: e come nelle favole la “Pricipessa” fa il miracolo ed ecco apparirle sotto lo scafo uno squalo seta, uno splendido animale di circa 2,5 metri che ci fa compagnia per tutta la mattina e si avvicina curioso quando scendiamo in acqua per fotografarlo e vederlo più da vicino.
La magia della giornata non finisce però con questo incontro infatti l’immersione ad Elphistone ci regala un’altra sorpresa; scendiamo sul gradone a 40 metri ed ecco che il sole sembra oscurarsi: guardiamo verso il cielo e da lontano appare una manta enorme che nuota elegante a circa 10 metri da noi seguita da un branco di grossi barracuda..
Purtroppo con questo incontro termina anche la nostra vacanza ma il suo ricordo rimarrà sempre nei nostri cuori ed ancora una volta ringraziamo Madre Natura per le sue bellezze e per questo mare che fa sognare.
Un grande saluto anche alla Princess Zeinab ed al gruppo di uomini che stanno dedicando la loro vita a realizzare i sogni di noi subacquei.
Grazie di tutto e... a presto!!!

hr

Ringraziamenti a Fabio Giori, dopo la prima crociera

19 Aprile

Oggi sono di nuovo in ufficio ma con la mente sto ancora facendo decompressione tra i coralli di Elphinstone mentre, in modo un pò meccanico, guardo la mia scrivania e intanto mi chiedo come saranno oggi le condizioni ad Abili Ali o quanta corrente c'è alle Brothers.
E’ stato un vero piacere fare parte della prima crociera della Pricess Zeinab, ormai sono più di 15 anni che frequento il Mar Rosso e molti volti,barche e reef si affollano nei ricordi ma questa volta l’emozione è stata davvero particolare anche per la presenza a bordo di un caro amico come Steve.
Dopo innumerevoli immersioni fatte nella zona dell’Argentario ritrovarci di nuovo insieme in Mar Rosso è stato veramente bello.
Fino dalle prime immersioni ho potuto apprezzare l’estrema competenza del comandante e di tutto il suo equipaggio, tutti erano sempre nel posto giusto al momento giusto sia nelle manovre che nel recupero coi gommoni di noi sub a fine immersione.
Abbiamo cominciato come meglio non si poteva partendo da Marsa Galeb con sole, mare calmo e due Longimanus che seguivano a distanza un branco di delfini; poi via verso St. John reef passando da Gotha Sharm e i suoi squali grigi nel blu.
Steve e Waleed hanno deciso di approfittare delle ottime condizioni per immergerci subito ad Abili Ali (credo la più bella immersione della zona) ed è stata una fortuna perché poi, dal secondo giorno, si è alzato un bel vento da nord.
Per venire incontro alle esigenze di tutti, dopo l’immersione a Small Gotha, si è deciso di spostarci più al riparo verso la punta di Berenice; ti dico subito che la vostra barca tiene benissimo il mare e le ore di navigazione sono state piacevoli nonostante le onde.
Così si è andati avanti tra un’immersione e l’altra; viziati dall’ ottimo cuoco di bordo ed in allegra compagnia, tra un bagno con i delfini di Sataya e i diversi punti di immersione.
Particolarmente apprezzata da tutti è stata anche la totale e abbondante disponibilità di acqua dolce e ,soprattutto, calda per le docce dopo le immersioni. L’ultimo giorno il vento ci ha graziati e abbiamo raggiunto di primo mattino Elphinstone dove durante la prima immersione sul lato nord due mante hanno svolazzato allegramente tra di noi e un branco di barracuda.
Insomma è andato tutto bene ma non vorrei farti un elenco di complimenti per cui ti dico solo che avete tutti fatto uno splendido lavoro dove si percepisce la grande passione per il mare che ci accomuna tutti quanti.
Visto che sarai a bordo per il 22 aprile auguro buon viaggio a te ed Elena, spero di vedervi presto. Un caro saluto.
Fabio

hr